Su e giù per l’#intimaumbria: racconti lungo la strada

Scritto il 25 febbraio 2013 da Team Patrizio

Siamo due marchigiane, di cui una trapiantata a Roma, ed un romagnolo: varchiamo le mura millenarie di Amelia di mattina, con un Sole che acceca alto nel cielo e un’aria frizzante che spazza via ogni cosa che trova sul suo cammino, sia essa una nuvola o un sacchetto di plastica volato sulla strada da chissà quale posto. Il vento gelido ci piega le mani, ci fa lacrimare gli occhi. «Non c’è nessuno seduto ‘a sperella» ci fa notare Federico «dev’essere per il freddo, perché di solito qui si siedono gli anziani a chiacchierare e a godersi il Sole».

Non facciamo in tempo ad entrare da Porta Romana che già una sentinella ci ha adocchiati e ci viene incontro. Per tutti è “la Cappellaia“, uno dei personaggi caratteristici di Amelia, una signora arzilla che non perde troppo tempo in convenevoli e, vedendomi accompagnato da due ragazze, va dritta al sodo: «Ma ce la fai con tutte e due?» mi chiede cogliendomi di sorpresa, «beh, anch’io quand’ero giovane andavo a ballare e…». Ok, mi fermo qui e lascio immaginare i piccanti ricordi di gioventù della signora; vi posso però dire che il finale della storia è stato il leitmotiv di tutto il nostro viaggio…

Proseguiamo il giro passando dai luoghi simbolo di Amelia; l’aria di paese è contagiosa, tutti si conoscono e si salutano, e anche a noi basta un cenno per fermare un signore che sguscia tra i vicoli con la sua Ape per concederci una foto dal sapore di una volta. Qui si vedono più Ape Piaggio e vecchie Cinquecento che non auto moderne, e guardandosi attorno si può davvero avere l’impressione di trovarsi negli anni Settanta. «Chi viene ad Amelia è un pellegrino della bellezza» ci dice con gli occhi illuminati la signora Igea, straordinaria memoria storica del paese, «i turisti americani e olandesi ci chiedono di entrare in casa, vogliono vedere, vogliono scoprire le nostre tradizioni…e poi, certo, vogliono anche mangiare e bere bene». Eh sì, bere. Ci mettiamo davvero poco a scoprire che qui il Grechetto è il re dei bianchi, mentre il Ciliegiolo è il principe dei rossi: chiunque incontriamo, infatti, ci offre un bicchiere.

Come testimoniano le Cisterne o la statua di Germanico, Amelia fu un’importante città romana; in Italia, si sa, tanto basta per scatenare accese rivendicazioni campanilistiche. Anche ad Orvieto, il giorno seguente, il nostro Luca sottolinea orgoglioso questo aspetto: «Di qua dal Tevere siamo Etruschi, di là sono Romani…»; non posso obiettare niente, ma ci deve pur essere qualcosa che idealmente unisca le due località agli occhi di un forestiero, mi dico.

Ogni risvolto della città è permeato di storia etrusca: Orvieto sorge su uno sperone di tufo inaccessibile per i nemici, ma sotto i piedi degli abitanti un’altra città – «non parallela, ma funzionale a quella in superficie», come spiega il prof.Bizzarri – si sviluppa inaspettatamente. Attualmente si contano 1200 cavità censite: ciò significa che sotto ogni casa ed ogni strada vi sono grotte, pozzi e gallerie che si diramano nella cosiddetta Orvieto Underground; qui i visitatori possono scoprire i meandri più nascosti della città, dai frantoi alle colombaie, fino ai cunicoli usati come rifugi antiaerei durante la Guerra Mondiale. Ancora oggi, nelle cantine, basta un po’ di volontà ed un pizzico di fortuna per riportare alla luce ceramiche e reperti etruschi, come sta facendo il professore con un gruppo di studenti americani.

E’ incredibile come in Umbria, pur così piccola, le persone arrivino da ogni luogo: siamo venuti con l’idea di raccontare una regione che non è la nostra, e ci troviamo in mezzo a dispute tra Etruschi e Romani, stranieri che si intrufolano in ogni buco fin sottoterra e gente che ci regala bottiglie di vino ad ogni angolo. Beh, ecco almeno trovato qualche filo conduttore: il vino, la tradizione, l’ospitalità. Sembra di stare in un film di Fellini, un Amarcord che ci ricorda chi siamo e come eravamo: l’Umbria è davvero il cuore dell’Italia, non solo in senso geografico. E’ la nostra essenza.

Su e giù per l’#intimaumbria: racconti lungo la strada from Francesca Spinozzi on Vimeo.

Team Patrizio

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