Valnerina … da favola: le “vallanate” di Vallo di Nera

Scritto il 4 aprile 2011 da Marzia

Vallo di Nera è un sogno medievale. Ci si addentra nei vicoli, passando sotto gli archetti, salendo scale, scendendo scale.  L’avviluppo labirintico è degno di un quadro di Escher, ma più luminoso, più sereno, più armonioso. Il luogo è fatato, e anche la sua storia lo è. Castello fondato a seguito di una concessione della città di Spoleto nel 1217, Vallo di Nera vanta uno di quegli eroi che diventano orgoglio cittadino, e impastano delle loro gesta favole e leggende. Si tratta di Petrone da Vallo, che tentò di liberare i cittadini dalla suddittanza di Spoleto e per questo sacrificò la propria vita.

Foto di Marzia Keller

 

La ricchezza di Vallo di Nera è senz’altro la sua incredibile, integra bellezza: è infatti una

fortezza medievale con un impianto urbanistico a pianta ellittica, eretta su un colle del versante sinistro del fiume Nera. Le mura possenti e le antiche torri circondano le case in pietra che sono addossate le une alle altre e interrotte solo da ripide viuzze, da archi e sottopassaggi. Due porte simmetriche, Portella e Portaranne, permettono l’accesso al paese-castello, dove il transito è consentito solo ai pedoni. Una volta dentro è più che mai medioevo: feritoie, mensoloni, passaggi stretti, vicoli bruniti e serrati, le preziose chiese romaniche e i portali in pietra, la casa-torre del fiero Petrone che guidò la rivolta dei castelli della valle contro Spoleto”. [Fonte: sito web di Borghi Più Belli d'Italia]

 

Foto di Marzia Keller

Ma il suo vero tesoro, tuttavia, non è la pietra delle mura nè il prezioso legno delle forti travi. E’ qualcosa di molto più leggero, etereo, qualcosa che il tempo non conserva se non è l’uomo a tramandarlo: la ricchissima tradizione orale di blasoni popolari che enfatizzano la presunta dabbenaggine e la semplicità degli abitanti, dando vita ad una serie di racconti, tramandati oralmente, che vanno sotto il nome di “vallanate”.

“Per questo motivo il luogo è stato scelto come depositario della tradizione orale, soprattutto quella che si tramanda da generazioni e che contiene i miti, le leggende, i racconti e le satire che costituiscono il bagaglio culturale delle popolazioni locali. I racconti della tradizione orale, in prosa o in poesia, affrontano temi tratti da un naturalismo fantastico o realistico, senza pretese letterarie. Dominano le esperienze autobiografiche, le passioni amorose, i ricordi delle guerre, i grandi avvenimenti di cui si è stati testimoni e lo sberleffo per gli antagonisti. L’antenna di Vallo di Nera è orientata nella raccolta, conservazione e rielaborazione della tradizione letteraria orale della Dorsale Appenninica Umbra. Nella tradizione orale un posto di assoluta rilevanza lo hanno i poeti a braccio, compositori dell’ottava rima, dal grande intuito e prontezza nell’elaborare il soggetto del racconto. Le capacità interpretative dipendono dalla naturale vivacità creativa del poeta e dal repertorio poetico memorizzato con la lettura degli autori classici. Un modo vivace e coinvolgente di raccontare è quello dei canti popolari, che hanno repertori specifici legati ad alcuni periodi dell’anno. Particolarmente ricchi sono i repertori dei canti delle Pasquarelle e del Cantamaggio. Le Pasquarelle sono canti rituali e di questua che vengono portati di casa in casa fra il Capodanno e l’Epifania. La tradizione del Cantamaggio è legata ai riti di risveglio della primavera e della fertilità, spesso con accenti licenziosi. I poeti a braccio attingevano e attingono tuttora generosamente al repertorio poetico classico, in particolare al Tasso e all’Ariosto, ma fonti di primaria importanza sono poemi di autori locali come “Il Medoro Coronato” di Gaetano Palombi da Chiavano di Cascia, “La Pastoral Siringa” di Angelo Felice Maccheroni da Leonessa, “L’Eneide travestita” di Giovan Battista Lalli da Norcia o i componimenti del poeta pastore Francesco Rosi da Ussita di Visso”. [Fonte: sito web dell'Ecomuseo della Valnerina]

Proprio per preservare questo delicato tesoro è nata la Casa dei Racconti che raccoglie le storie della montagna e gli aneddoti trasmessi oralmente di generazione in generazione dagli abitanti della Valnerina. Le vallanate sono state inoltre raccolte in un volume, “La vacca che bevve la luna” di Agnese Benedetti.

Per entrare nell’atmosfera delle vallanate, sfogliate il nostro album!

 

Foto di Marzia Keller

Marzia

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