“A Gubbio dovete raggiungere la grande piazza sospesa dove i colori e le pietre cantano le lotte del libero comune e raccontano le antiche tradizioni del popolo umbro.
Avvicinatevi alla balaustra dell’immenso terrazzo casalingo e affacciatevi al profumato verde della piana sottostante.
Adesso alzate gli occhi alla torretta del Palazzo dei Consoli e resterete fulminati. Lo sguardo sarà sedotto dagli “uomini rossi” che si muovono lassù. Questi, oscillando a guisa del Campanone, che troneggia tra le strette arcate, puntano le loro gambe sospingendo le palette e piano piano muovono il ceppo, le loroo mani volano a fermare, correggere, aiutare quel peso immenso, il tutto compiuto per controllare la sua forza.
Guardate il cielo e cercate un rumore, all’improvviso vi sentirete avvolti in un silenzio assordante. E’ il silenzio primordiale, un invito a tacere, a riflettere, a meditare. I movimenti dei campanari (gli uomini rossi) hanno il vigore di non produrre alcun fremito e in questo nascosto mutismo il pensiero di ognuno spazia infinito.
Il silenzio assume il sapore forte di una riflessione spirituale che parla all’anima, si resta così, sospesi, nell’attesa di qualcosa che accada, qualcosa che sia in grado di restituire il respiro.
L’anima della città parla alle anime degli eugubini. Un magico prolungamento umano, dove i campanari – maestri del silenzio – si muovono fino a procreare il primo suono ed a spezzare questo incanto.
Quel tocco, ed i successivi, vi faranno tornare alla vita e regaleranno l’avvio di cadenze della memoria, per non dimenticare e vivere il mondo attraverso le regole del silenzio.“
[Giuliano Traversini, "Campanari. I maestri del silenzio]
Ma chi sono davvero i Campanari? In cosa consiste il loro lavoro e com’è organizzato? Ce lo spiega Loris Ghigi, Segretario della Compagnia,
Marzia